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Breve storia del Comune

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Barbania si trova all'estremità meridionale del Canavese, su di un rilievo formato dal ghiacciaio delle valli di Lanzo, conosciuto come la Vauda, parola celtica che significava "foresta".

Qui si insediarono i Celti Salassi intorno al 500 a.C, costruendovi un "bar" cioè un villaggio fortificato. Provate a immaginare la Barbania celtica come il villaggio di Asterix.

Al di là di un rio sorse un "bannos", nucleo di capanne, da cui proviene la seconda parte del nome del paese.

Nella zona la penetrazione romana avvenne lentamente, consentendo il perdurare della cultura salassa e delle sue tradizioni.

Il cristianesimo non ebbe una facile diffusione; solo intorno al VI secolo i monaci irlandesi scoprirono il villaggio ancora dedito ai riti druidici.

Gli abitanti accettarono la fede cristiana e san Giuliano come Patrono perchè i predicatori d'oltralpe parlavano la loro lingua.

Barbania esce dall'anonimato alla fine del X secolo, quando compare in un documento come feudo di Emerico, signorotto borgognone di Camagna.

Altre notizie risalgono al 1329: esistevano due parrocchie, una dedicata a Sancta Maria de Rucha Veteri e l'altra a San Giuliano. La prima esiste tuttora, ha pianta rettangolare ed è orientata lungo l'asse est-ovest, come i templi celtici; la chiesa di San Giuliano è un piccolo edificio in legno.

Dopo l'anno mille i popolani di Piemonte e Lombardia, stanchi delle angherie dei feudatari, iniziarono a lottare per ottenere condizioni di vita dignitose. Sorsero, i Liberi Comuni. La croce bianca in campo rosso, simbolo delle libertà comunali, che dichiarava al mondo il valore della collaborazione e della democrazia, sventolò per secoli anche in Barbania.

Gli abitanti cintarono di mura il borgo, scavarono fossati e innalzarono una torre-porta, che esiste tuttora, per difendere il ricetto.

Nel 1305 Filippo II Acaja si mosse verso il Canavese, giungendo di fronte alla torre-porta di Barbania, che trovò sbarrata e affollata di gente armata. Filippo fece avanzare il suo esercito e i borghigiani decisero di aprire la porta invece di spargere inutilmente sangue.

Poco dopo scoppiò una rivolta popolare contro i conti di Valperga. Il Canavese, al grido di "Tucc un" insorse nel Tuchinaggio. Anche Barbania partecipò attivamente alla lotta, che terminò nel 1392, con la concessione di molti privilegi ai Comuni: i barbaniesi non potevano venire imprigionati ed il processo si poteva svolgere solo nel paese.

In seguito i Savoja iniziarono a vendere titoli di nobiltà. I Barbaniesi, orgogliosi di non aver mai dovuto sopportare feudatari, raccolsero il denaro necessario ed acquisirono la signoria del loro paese.

Dopo due secoli di pace e prosperità giunse la Rivoluzione francese.

Un giovane barbaniese fu il primo canavesano a rizzare l'Albero della Libertà sulla piazza di Ivrea. Il suo nome era Bernardino Drovetti. Infiammato dagli ideali rivoluzionari, seguì Napoleone. In Egitto venne nominato console generale, carica che ricoprì per trent'anni. Drovetti radunò la più grande collezione privata di reperti egizi, venduta al Re Carlo Felice nel 1824. Nacque il Museo Egizio di Torino, ancor oggi secondo nel mondo solo a quello del Cairo.

Dopo la restaurazione del 1815, Barbania diede ancora i natali a Pietro Audogianotti, impegnato nel mondo dell'istruzione, a Giacinto Bianco, "gentiluomo di bocca" a corte e a Giovanni Drovetti, famoso scrittore bohémienne, autore tra l'altro della canzone "La campana di San Giusto".

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 04 Marzo 2010 21:23 )
 

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